GLI ORDINI DELLA VITA

Molte forme di infelicità o di fallimento, come nelle relazioni interpersonali e nella professione, trovano la loro motivazione nella violazione dei più importanti ordini della vita che Bert Hellinger chiama : “ Gli ordini dell’amore”.

 Certo non contravveniamo a questi ordini intenzionalmente. Piuttosto, facendo questo ci sentiamo buoni e innocenti.

Conoscendo questi “ Tre ordini della vita” possiamo applicarli consapevolmente nella nostra vita quotidiana e comportarci conseguentemente. Così facendo muoviamo il primo passo verso una direzione che volge in positivo il nostro sguardo e il nostro atteggiamento e che ci facilita la vita.

Lo stesso diritto di appartenenza

Tutti coloro che appartengono alla nostra famiglia hanno lo stesso diritto di appartenenza. Se a un membro della famiglia viene rifiutata l’appartenenza  o  non gli viene riconosciuta l’appartenenza, si crea un disordine che ha conseguenze di vasta portata.

    L’ordine di rango

La seconda legge basilare della vita  chiede che ciascuno nella sua famiglia prenda il posto a lui assegnato e che spetta soltanto a lui.

Questo ordine di rango è un ordine gerarchico. Significa che vi sono alcuni che stanno più in alto e che quindi vengono prima, ed altri che stanno sotto di loro e che perciò vengono dopo.

Chi è venuto prima come membro di una famiglia ha la precedenza  su coloro che sono venuti dopo di lui. In questo modo  i genitori vengono prima dei figli, il primogenito viene prima del secondogenito e così via. Ciò significa che, se uno che viene dopo si innalza al di sopra di chi è venuto prima, contravviene all’ordine gerarchico. Le conseguenze di questa violazione sono di vasta portata.

Dare e prendere

L’ordine del dare e del prendere ci viene dato dalla nostra coscienza. Esso serve ad equilibrare il dare e il prendere e di conseguenza anche lo scambio nelle nostre relazioni. Il dare e il prendere sono i bisogni fondamentali nella nostra vita e nel nostro lavoro.  Le relazioni e le imprese  avranno una buona riuscita se il 

dare e il prendere stanno in equilibrio. Se cioè colui  che prende dà anche e se colui che dà prende a sua volta.

Si creano però disordini anche nel dare e nel prendere che si riflettono in effetti negativi, come  nel rapporto di coppia. La base di un rapporto di coppia ben riuscito è il costante equilibrio fra dare e prendere. Se l’equilibrio viene a mancare, quando ad esempio uno sa solo dare,e non vuole prendere( sindrome del soccorritore), la continuità del rapporto di coppia è in pericolo.

Il ruolo del padre è decisamente secondario. Nel 2009 Bert e Sophie Hellinger hanno proposto un esercizio che consta di due parti. Nella prima parte tre persone che intendono fare l’esercizio si mettono insieme: una è se stessa, la seconda rappresenta “la madre”, la terza “la vita”. Il figlio va verso la madre e quando è arrivato, la madre lo affida alla vita. Nel secondo esercizio una persona fa se stessa, la seconda “il padre” e la terza “il mondo”. Quando il figlio/a è arrivato/a dal padre questo gli mostra il mondo. Senza il padre, nel mondo rimarremo degli incapaci. Ma prima la madre ci deve aver dato alla vita.Ma non vi è sicuro che lei lo faccia. Innanzitutto la gravidanza come pure il parto sono rischiosi, ancor oggi nonostante il supporto della medicina moderna, sia per la madre che per il  bambino. In secondo luogo gli aborti sono presenti quasi in ogni famiglia, anche nel campo spirituale di ogni essere umano come si vede nelle costellazioni. La nostra vita o non vita sta nelle mani di nostra madre. Anche in questo ella è una manifestazione di Dio.

Formulare un giudizio se giusto o sbagliato, se buono o cattivo, non porta a nulla. Solo chi si fa un’immagine di Dio come “Dio buono” può contraddire. Bert Hellinger ha più volte sottolineato che la domanda determinante  per il nostro agire o lasciare è se questo agire è a servizio della vita o no. Ma spesso non siamo nella condizione di riconoscere se ciò che facciamo sia alla lunga a servizio della vita o no. Anche nella colpa la madre rimane la “grande” e il figlio rimane “il piccolo”.

Riconoscere la madre come manifestazione del divino non è un’esaltazione spirituale e non segue alcun concetto filosofico. Mettere al mondo dei figli è il più grande servizio alla vita che si possa pensare. Invece proprio a coloro che sono alla ricerca di Dio, alle persone che danno importanza alla loro spiritualità , manca la madre. A loro manca la “madre terra” , essi non stanno con i piedi nella vita. Grandi parole come “ trovare la mia vocazione”  oppure “ sentirmi tutt’uno con l’universo” per lo più non significano altro che stare con la testa nelle nuvole, non con i piedi per terra.  Per molti è più facile “sentirsi tutt’uno con l’universo” che con la donna nel corpo della quale si sono formati  e dalla quale hanno bevuto il latte.

Possiamo trovare Dio da qualche altra parte qui sulla terra? In questa vita? In ogni caso non senza nostra madre. E per questo continuiamo ad esercitarci su questo “cammino verso la madre”. Nessuno dice che sia facile Sophie Hellinger afferma che talvolta questo “ dura tutta una vita”. Certamente ci si può sottrarre a questa fatica, ma il prezzo è meno amore e meno vita. Chi però vuol apprendere le costellazioni familiari con i movimenti dello spirito, non evita questa fatica. La ricompensa è :  più amore, più vita, più capacità, più servizio, più successo.

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